domenica 4 maggio 2008

RENZO PIANO SU EXPO MILANO




Renzo Piano: «Sull’Expo sto con Celentano. Si rischia l’affarismo»
«Ma su una cosa sono Expo-entusiasta: il tema della mostra, nutrire il pianeta. Una bella intuizione»
Renzo PianoExposcettico o Expoentusiasta?

«Sono Expo diffidente»
Come Celentano, che prevede speculazioni e colate di cemento su Milano?«Io temo la retorica celebrativa e vedo il rischio della corsa all’oro, dell’affarismo ».
Nella zona dell’Expo ci sono aree che hanno avuto una rivalutazione del trecento per cento: l’affare qualcuno l’ha già fatto.«Per questo difendo Celentano: lui è la voce della coscienza. Come Beppe Grillo. In certe occasioni è importante che Milano sappia ritrovare la sua anima critica. Se c’è discussione e dibattito anche i progetti migliorano. Però… ».
Però…«In una cosa mi sento Expo entusiasta »
Quale?

«Il tema. È una bella intuizione: nutrire il pianeta. Una sfida che tocca la fragilità della terra, l’ambiente, la guerra alle povertà. È la questione giusta. Milano può farne una bandiera. Io spero che da qui al 2015 la retorica non si mangi la verità e l’ingordigia i soldi».

Cade la linea. La voce di Renzo Piano si perde da New York. È in strada, intorno ad Harlem. Sta progettando il nuovo campus della Columbia University: una città nella città con facoltà, laboratori di ricerca, teatri, negozi e una scuola d’arte. A San Francisco sta finendo il nuovo Museo di Scienza naturale. Diventerà l’edificio più verde d’America: il tetto è un gigantesco giardino di 300 mila piante, le graminacee abbassano la temperatura e i condizionatori diventano inutili.


Rieccolo al telefonino: «La scommessa dell’Expo dovrebbe essere quella di far emergere le affinità globali positive, quelle che hanno fecondato per anni la nostra cultura umanistica. Dopo l’11 settembre i riflettori si sono accesi soltanto sulle affinità negative. Sostenibilità, bellezza ed equità sociale dovrebbero essere le tre parole chiave ».
Molti si chiedono se l’architetto Renzo Piano parteciperà ai concorsi per l’Expo.

«La mia risposta è no»
Senza ripensamenti?

«Nei concorsi si deve lasciar spazio ai giovani. Avevo 33 anni quando ho vinto il progetto del Beaubourg con Rogers, e a concorrere eravamo in 681. Senza quella decisione coraggiosa e aperta nessuno mi avrebbe preso in considerazione. Ci sono troppo pochi concorsi a Milano e in Italia? «Si è diffusa l’idea che è pericoloso far concorsi. Ma io dico: è pericoloso fare programmi sbagliati. I concorsi servono, fanno emergere nuovi talenti».
Per City Life, l’ex quartiere fieristico milanese, c’è chi rimpiange il suo progetto. Anche Berlusconi adesso parla dei grattacieli sbilenchi di Libeskind. E si dice: troppo cemento.

«Quello era un concorso per operatori, su inviti. In questi casi pesa molto l’aspetto economico. Vince chi offre di più».
E ha vinto una cordata con gli architetti americani.

«Non discuto i progetti dei colleghi. Dico che Milano, la città che inventò la Triennale, non può ridursi a ignorare la sua cultura. Io lavoro al più grande progetto urbano di New York perché in America c’è voglia di umanesimo. E noi, culla dell’umanesimo, andiamo a importare la visione degli shopping center?»
L’Expo di Milano senza Piano, allora?

«Io il progetto per Milano ce l’ho già, sono dentro l’Expo a Sesto San Giovanni, nella vecchia area industriale della Falck. Lì si sta cancellando la periferia industriale facendola rivivere come luogo urbano, con un museo d’arte contemporanea, la città della Scienza, l’equità sociale, i contratti per i giovani e il verde che viene restituito ai cittadini ».
Ci sono state difficoltà finanziarie su questo progetto, è sicuro che possa essere portato a termine?

«Io ci credo. È la Fabbrica delle idee alla quale sono più legato. Dal costruttore Zunino e dal sindaco Oldrini ho avuto fiducia, e a loro do la mia solidarietà. Ma se il progetto venisse snaturato da qualcun altro scapperei a gambe levate».
A Milano lei ha lavorato su un progetto per il recupero di un’altra periferia, Ponte Lambro. Non è finita bene

.«Mi sento un po’ colpevole per un progetto che non è andato avanti come doveva. Ho lavorato con persone illuminate. Ma alla fine di luce ne facevano poca».
Un suggerimento al sindaco Moratti?

«Io porto nel cuore Milano come una città bella, ma oggi Milano deve fermare la sua esplosione, chiudere la ferita delle periferie, costruire solo sul costruito, trasformare il traffico privato in pubblico, ampliare ogni metro quadrato di verde, ritrovare l’acqua, smettere di fare i grandi parcheggi in centro…»
L’Expo come occasione per un risanamento urbano?

«Una città bella è lo specchio di una comunità bella. E La parola “bella” non è disgiunta dalla parola “buona”, mi diceva Senghor, quando lavoravo per lui con l’Unesco».
La bellezza non è un concetto troppo astratto, applicato a una città?

«C’è una bellezza non formale, non edonista, che riguarda la qualità degli spazi e dei luoghi. È una bellezza ha a che fare con la dignità del vivere urbano, che chiude certe ferite sociali».
Ci vuole un simbolo?

«Trovo poco interessante la discussione sui simboli. Credo all’idea di una città che restituisce ai suoi abitanti il gusto di viverla. L’esperienza di Genova ’92 è utile: non si spreca niente. Il porto antico recuperato per le Colombiadi non è solo un simbolo: la gente ci va, lo usa».
L’Expo per Milano più vivibile?

«Ha mai notato con quale entusiasmo cresce il verde a Milano? Ci sono città dove gli alberi ti ringraziano ogni mattina. Milano è una di queste».
Fonte Corriere.it

GUERRILLA GARDENING




"Guerra" al cemento... a colpi di Verde!

Il suo 'nome di battaglia' è Guerrilla Gardening, ma non ha niente a che vedere con la violenza. Anzi: mira a combattere quella di un'edilizia sempre più spregiudicata restituendo alle città (e ai cittadini) la vegetazione che viene loro sottratta da cantieri e calcestruzzo.E per testimoniare l'importanza urbana e sociale di questo movimento di "ecologismo estremo", ci siamo rivolti direttamente ai ragazzi che, a Milano, ne rappresentano l'espressione più fedele...

di Antonio Incorvaia


Affacciatevi alla finestra della vostra camera e rispondete a queste elementari domande:

qual è la prima cosa che vedete la mattina quando vi svegliate e l'ultima la sera prima di andare a dormire?

E che cosa vedete, invece, al di là dei vetri della vostra scuola, del vostro ufficio o del vostro luogo di lavoro nelle restanti ore della giornata?

Con ogni probabilità, a meno che non abbiate la fortuna di abitare in uno dei pochi, pittoreschi paradisi incontaminati ancora rimasti nel nostro Paese, vedrete case, casermoni, stecche, cantieri, grattacieli ed altre simili 'attrattive' tutte ammassate e incastrate l'una con l'altra come i mattoncini del Tetris, all'insegna della famigerata dominante "grigio calcestruzzo" che ormai sta privando ogni città della sua specifica e originaria identità e, soprattutto, del suo legame con il Verde.

Già, perché non basta un giardinetto rinsecchito o un parco - magari isolato in periferia e frequentato da gente poco raccomandabile - per certificare che in un luogo ci sia del "Verde": servono soprattutto una sensibilità ecologica e un impegno ambientale che l'odierna cultura edilizia sta ricoprendo con colate di cemento armato sempre più invasive.
Sensibilità ecologica e impegno ambientale che non mancano ai promotori del "Guerrilla Gardening", un movimento di riappropriazione e restituzione del Verde alle città e ai cittadini nato in Inghilterra che negli ultimi mesi si sta ramificando in modo capillare in tutta Europa, Italia compresa. Inevitabile, quindi, che il primo centro a finirne "preso di mira" fosse Milano, simbolo riconosciuto del 'neocolonialismo architettonico metropolitano', dove sono già attivi diversi gruppi di "Guerrilla Gardening" o "Land Grabbing".
Uno di questi, quello più 'fedele alla linea' del movimento britannico, vede protagonisti, tra gli altri, Stefano Calabrese, Stefano Massimello, Iacopo Nosari e Mussi, che si sono offerti di svelarci l'importanza di questa iniziativa accompagnandoci attraverso una serie di testimonianze e riflessioni decisamente stimolanti e 'rivoluzionarie'...
Innanzitutto: in cosa consiste esattamente il "Guerrilla Gardening"?

Ad un primo impatto, il nome sembrerebbe suggerire scenari violenti o comunque 'ribelli': è così?Assolutamente no, al contrario! Si tratta di un movimento del tutto pacifista che ha come uniche "armi" la pala, il rastrello, il setaccio, qualche secchio e tante, tante piante! Il termine "Guerrilla" si riferisce al fatto che ci si (ri)appropria in modo 'non autorizzato' di uno spazio verde abbandonato o lasciato incustodito e nell'incuria, e lo si trasforma in un microsistema vivo, in un segno ambientale forte e in una sorta di oasi naturale all'interno di una realtà urbana omologata e soffocante. La componente di "lotta" esiste, ma è contro la forsennata speculazione edilizia che è sotto i nostri occhi tutti i giorni, e si attua attraverso la buona volontà e il buon esempio, non certo attraverso l'uso della forza.Per inciso: anche la scelta stessa della (ri)appropriazione "non autorizzata" non è strettamente voluta come atto di 'ribellione', è che passare attraverso tutte le pastoie burocratiche attualmente previste oggi dalle nostre amministrazioni per prendere in gestione un'aiuola o uno spazio verde sono talmente lunghe e laboriose che vale la pena bypassarle direttamente a monte...
Quali sono i requisiti - in termini tecnici e di competenze - che bisogna possedere per diventare "Guerrilla Gardeners"?

E' molto semplice: dal punto di vista tecnico serve soltanto una stanza dove tenere le attrezzature per il giardinaggio e dove, magari, conservare o curare le piante prima di piantarle. Dal punto di vista delle competenze, è ovvio che una formazione anche minima in materia di botanica e agraria è altamente consigliata, ma è sufficiente anche semplicemente il lavoro fianco a fianco con chi ha già esperienza, e l'emulazione fa il resto.Ovviamente, sono soprattutto due i requisiti imprescindibili: la morfologia dello spazio su cui si va a lavorare - aiuola, appezzamento o lembo di giardino/parco che sia -, perché deve essere necessariamente esposto alla luce, e la possibilità di avere irrigazione quotidiana, altrimenti non ha senso piantare alcun genere di flora se non si ha la possibilità poi di mantenerla in vita...
Nel vostro caso, quindi, come procedete abitualmente?

Per prima cosa scegliamo il 'luogo', che può essere uno spazio del nostro quartiere a cui siamo affettivamente legati oppure un angolo particolarmente predisposto ad un risanamento con buon esito. Poi ci assicuriamo che esistano fonti di acqua per l'irrigazione: talvolta capita che, se ci sono negozi, uffici o enti collaborativi nelle immediate vicinanze, siano loro a mettere a disposizione i loro rubinetti ai quali ci si aggancia con una canna, altrimenti spesso sono gli stessi residenti del posto che, a turno, innaffiano personalmente le piante con i classici 'bottiglioni'! Quindi avviene la setacciatura del terreno, separando la terra da sassi e detriti - che vengono comunque riutilizzati, dove possibile, per la pacciamatura - ed aggiungendo, se necessario, altra terra, e infine si piantano fiori, arbusti, cespugli e quant'altro...
L'aspetto della collaborazione di residenti e/o persone del posto è molto interessante e sembra avere risvolti sociali per nulla trascurabili. Come si sviluppa?

Beh, di solito le nostre sessioni di lavoro durano generalmente un giorno intero, nella fattispecie tra primavera ed estate quando c'è più luce e il clima è più favorevole. E' normale, quindi, che chi passa si fermi incuriosito a guardarci, o ci chieda cosa stiamo facendo, o addirittura si unisca a noi - capita spesso con i bambini, per esempio - e ci aiuti con entusiasmo e voglia di rendersi utile! Il problema è che, soprattutto qui a Milano, si sta perdendo completamente il senso del "quartiere" come agglomerato non di edifici ma di persone... Il fatto di creare uno spazio al quale ciascuno può dare il proprio contributo è un'opportunità inestimabile sia per ripristinare i rapporti umani, sia anche per educarsi ed educare al rispetto civico del verde.Non è un caso che tante persone ci regalino spontaneamente le loro piante, o magari dei secchi che non usano più - e che per noi non sono mai abbastanza! -, e non è un caso che poi siano proprio quelle stesse persone ad occuparsi della manutenzione e della tutela dell'aiuola o del giardino quando non possiamo farlo noi...
Esistono anche regole 'compositive' che ispirano i vostri interventi?

Diciamo che non è l'elemento prioritario che seguiamo, perché innanzitutto vanno scelte piante in grado di coesistere, completarsi ed equilibrarsi tra loro, e non soltanto piante floreali "belle da vedere" quando sono fiorite 3 mesi all'anno e completamente secche nei restanti 9... Però sì, l'aspetto estetico e compositivo è comunque importante, magari nel creare giochi di forme e di colore, o nell'accostare tipologie di piante secondo geometrie precise...
In tutto questo, che ruolo gioca la Pubblica Amministrazione?

Inspiegabilmente indifferente! Secondo noi è davvero molto strano che un'Amministrazione non si renda conto di quale risultato si potrebbe ottenere stimolando e valorizzando questo tipo di attività, ma anche ragionando - per assurdo - in termini di marketing, visto che alla fine è quello il loro obiettivo. E' veramente il classico "uovo di Colombo" che garantirebbe il massimo risultato con il minimo sforzo, eppure non esiste alcun sostegno, non esistono stanziamenti, e pensa che addirittura può capitare che le forze di sicurezza vogliano farti sgombrare da un'aiuola perché il contributo che stai dando all'intera città "non te l'ha chiesto nessuno"!Per fortuna, come in molte situazioni analoghe, il passaparola e l'aggregazione dal basso sono molto più funzionali di qualsiasi altra forma di incentivo istituzionale...
Esiste, un po' come nel caso dei Writers, una sorta di 'faida' tra i vari gruppi di "Guerrilla Gardening" che operano su Milano?

Sostanzialmente no, non si tratta di una 'faida'. Per adesso, come gruppi attivi a Milano, siamo solamente in due, e più che altro a distinguerci è lo spirito con cui ci avviciniamo a questa attività: per noi non è un trend, non è un'operazione semplicemente di "make up urbano", non è "mettere dei fiori dove c'è della terra". Per noi è un'operazione sociale e anche culturale, se vogliamo, di riqualificazione del tessuto cittadino a partire dai cittadini stessi, noi come tutti coloro che poi si aggiungono volontariamente a noi.Quindi non sentiamo rivalità, ma sappiamo che abbiamo, molto semplicemente, due approcci del tutto diversi...
Per concludere: avete degli obiettivi precisi?

Non so, magari trasformare questo impegno in un "lavoro" vero e proprio?

Beh, se diventasse un "lavoro" in piena regola ne saremmo ovviamente felici, perché significherebbe poterci dedicare sia alle attività sul posto sia ad un'opera di sensibilizzazione e, perché no?, "reclutamento" nelle scuole o in altri istituti, e significherebbe che avremmo a disposizione un budget per attuare interventi magari più concreti e corposi. Al momento, però, il nostro obiettivo principale è costruire un setaccio più grande di quello che abbiamo, magari a dondolo o a rotazione: ci lavoreremo quest'inverno, e in primavera speriamo che sia finito!
Per dettagli, informazioni, documentazioni e adesioni: landgrab.noblogs.org

mercoledì 20 febbraio 2008

CONCLUSIONE

Questo è proprio un giorno felice...ho esaudito uno dei miei tanti desideri, una croce in piu sulle cose che devo fare entro i vent'anni...ovvero, sono stata da marras, una sfilata commuovente, profonda, è riuscito a emozionare tutti..."sei un genio" gli ha gridato Andre, ed è vero...sono proprio i geni come lui che, attraverso l'arte, riescono a far sognare...e lui è cosi...

Cmq scrivo questo post per concludere un po' quella che è stata la mia ricerca per progettazione , anche se, non smettero mai di guardare con occhio curioso questa citta che mi sorprende sempre di piu, che mi svela aspetti nuovi ogni giorno...

L'ordine dei miei post segue una logica abbastanza-ben precisa. Infatti ho iniziato con l'esporre un argomento macro , immortale : la natura, e l allontanamento del uomo da essa. In seguito ho zoommato sui giardini urbani e privati , per poi concentrarmi sugli elementi che li caratterizzano (luce, legno, rose, verde ecc).dal macro al particolare quindi..l ho fatto petr dare un ordine logico alla mia ricerca, per renderla chiara al mio lettore..

Adesso sto lavorando sul moodboard, che in realtà comprende una serie di cartelloni, simili a quelli che si facevano al liceo, o meglio, alle medie...
Ho cercato di ricollocare tutto il mio materiale del blog all'interno delle avanguardie artistiche e dei movimenti sociali piu significativi ,per me...Ho capito che per arrivare ad una collezione di moda bisogna prima passare dall'arte. Quindi BLOG ----> ARTE------>MODA.
Ho anche notato che molti sono stati quest'anno gli artisti che si sono ispirati all'arte : come Prada con il liberty "fatato", Miu Miu che ha interpretato klimt in chiave pop ecc...e cosi ho associato le mie foto delle ninfee all'impressionismo, il grigiore metropolitano alla dinamicita futurista, le rose alla pink-revolucion e agli anni 60-70....

sabato 2 febbraio 2008

(PARENTESI)


...questo post non è inerente alla mia ricerca infatti racchiude la recensione del mio libro preferito, un piccolo consiglio di vita...un bellissimo regalo che mi hanno fatto...

Richard Bach, IL GABBIANO JONATHAN LIVINGSTON
la storia di un gabbiano, scritta da un aviatore senza nessuno dei trucchi letterari che oggi sembrano indispensabili alla confezione di un bestseller, è da qualche tempo il piu grande successo editoriale degli Stati Uniti.
Jonathan Livingston è un gabbiano che abbandona la massa dei comuni gabbiani per i quali il volare non è che un semplice e goffo mezzo per procurarsi il cibo e impara a eseguire il volo come atto di perizia e intelligenza , fonte di perfezione e di gioia.
Diventa cosi un simbolo, la guida ideale di chi ha la forza di ubbidire alla propria legge interiore quando sa di essere nel giusto, nonostante i pregiudizi degli altri, di chi prova un piacere particolare nel far bele cose a cui si dedica: una specia di "guru" istintivo e alla mano ma non per questo meno efficace nel suo insegnamento.
E con jonathan il lettore, affascinato dall'insolito clima di narrazione, viene trascinato in una entusiasmante avventura di volo, di aria pura, di liberta.

Personalmente ritengo che ognuno di noi debba risvegliare il jonathan, vivido piccolo fuoco, che arde in tutti noi e perseguire cio in cui si crede con curiosità, passione e personalità.

ROSE & THE CITY


Fioriscono nelle aiuole spartitraffico delle citta. Sono le rose moderne da passeggio, selezionate per resistere alle malattie e ai parassiti .Sono adatte alle condizioni di stress dell'ambiente urbano, come la scarsa irrigazione e l'inquinamento. Hanno bisogno di poche cure, oltre a una regolare potatura. tutti pregi da appezzare anche in giardino, per creare bordure al sole o ricoprire muri. Per una splendita collezione di rose urbane, per trasformare Milano in un roseto (e magnifico giardino).......
qualche varieta? Ile de France, Snowballet e Happy Chappy.

domenica 13 gennaio 2008

COLLAGE

GARDEN PARTY
OUTDOOR

COLORI TRANQUILLI,

TEXTURE AVVOLGENTI,

DETTAGLI IPER CURATI.

EQUILIBRIO E ARMONIA.

COLLAGE= sovrapposizione di carte, fotografie, oggetti e ritagli di giornale o di rivista (soprattutto Elle, la mia preferita).. Tecnica usata per mettere in evidenza oggetti e frammenti della vita quotidiana nello spirito del movimento stesso. (es: cubismo, futurismo ecc.)

Da sempre amo strappare le pagine delle riviste, ritagliare le immagini piu belle e significative, per poi incollarle e assemblarle nel mio quaderno dei collage.. . Qesto è sempre stato il mio momento magico, quando mi estraneo da tutto, siedo sul pavimento e comincio a creare le mie composizioni, i miei immaginari ..immaginari reali e fantastici, ma sempre miei, diventano il mio posto delle idee. viaggia la fantasia e la creativita.

sabato 12 gennaio 2008

NON è PRIMAVERA, MA LA VOGLIA DI VERDE NON CONOSCE STAGIONI


pianta da interni. lilly's home

esposizione mint Andy Warhol (21 novembre 2007)
Andrea Colombo, IED